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June 07
La donnina che semina il grano
volta la carta e si vede il villano.
Il villano che zappa la terra
volta la carta e si vede la guerra.
La guerra con tanti soldati
volta la carta e si vede i malati.
I malati con tanto dolore
volta la carta e si vede il dottore.
Il dottore che fa la ricetta
volta la carta e si vede Concetta.
La Concetta che fa i brigidini
volta la carta e ci sono i bambini.
I bambini che van per i campi
volta la carta e si vedono i lampi.
I lampi che fanno spavento
volta la carta e si vede il convento.
Il convento coi frati in preghiera
volta la carta e si vede la fiera.
La fiera con burle e con lazzi,
volta la carta e si vedono i pazzi.
I pazzi che cantano a letto
volta la carta e si vede lo spettro.
Uno spettro che appare e va via
volta la carta e si vede Lucia.
Lucia che fa un vestitino
volta la carta e si vede Arlecchino.
Arlecchino che fa gli sgambetti
volta la carta e ci sono i galletti.
I galletti che cantano forte
volta la carta e si vede la Morte.
La Morte che falcia la gente
volta la carta e non si vede più niente. May 21
El capitan della compagnia e l’è ferito, sta per morir e l’ manda a dire ai suoi Alpini, perchè lo vengano a ritrovar.
I suoi Alpini ghe manda a dire che non han scarpe da camminar, "O con le scarpe o senza scarpe i miei Alpini li voglio qua!".
"Cosa comanda, siòr capitano, che noi adesso siamo arrivà?" "E io comando che il mio corpo in cinque pezzi sia taglià.
Il primo pezzo alla mia Patria, secondo pezzo al Battaglion, il terzo pezzo alla mia mamma che si ricordi del suo figliol.
Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor, l’ultimo pezzo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior". April 24
Che altro è mai questa Fortezza se non la mia stessa vita? Il baluardo e la prigione, al medesimo tempo, d’ogni mia cosa, la mia sicurezza e la mia solitudine, la mia sola speranza di conservazione in questo mondo.
Rinchiuso in essa io conduco la mia esistenza, osservando con pazienza le valli e le cime, osservando ogni accadere con occhio attento di sentinella; osservando con costanza l’immenso inquietante futuro: l’immenso Deserto che mi si para davanti.
È, quel Deserto, lo sterminato orizzonte dei giorni, dei giorni a venire, di dove, ad un’alba che non posso sapere, verrà la mia fine.
Già più d’una volta i cavalli dei Tartari, del mio nemico, si sono fatti vedere, sintomi loro della mia morte futura, della sconfitta, che non sarà una sconfitta.
Anni fa. Ero pronto alla lotta e smanioso anni fa, ero forte, curioso, vorace. Il nemico lo cercavo ben oltre le mura del Forte. In continue spericolate sortite. E il Forte aveva le mura ben salde, le truppe più fresche e mille sentinelle lo vegliavano agli spalti. Anni fa.
Ma, a mano a mano che la pista del Tartaro s’è avvicinata ai miei occhi, a mano a mano che la pugna si è fatta più vicina, io mi sono accorto che le mura del mio rifugio si sono infiacchite, che gli organici della Fortezza si sono via via assottigliati, e che il mio corpo, il mio stesso corpo col crescere dei gradi sulla divisa, si è fatto più stanco e malato.
Ora osservo il nemico a poche miglia dalle mie mura venire sicuro, col passo lento e inesorabile di sempre, avanzare. Osservo la partenza dei miei migliori soldati per altri fronti…
Proprio ora che i Tartari stanno arrivando. Ma non sarò sconfitto. April 15
Non ti ricordi quel mese di aprile,
quel lungo treno che andava al confine,
che trasportava migliaia degli alpini
su, su correte è l’ora di partir…
che trasportava migliaia degli alpini
su, su correte è l’ora di partir…
Dopo tre giorni di strada ferrata ed altri due di lungo cammino, siamo arrivati sul Monte Canino e a ciel sereno ci tocca riposar.
siamo arrivati sul Monte Canino e a ciel sereno ci tocca riposar.
Se avete fame, guardate lontano, se avete sete la tazza alla mano se avete sete la tazza alla mano che ci rinfresca la neve ci sarà.
se avete sete la tazza alla mano. che ci rinfresca la neve ci sarà.
Non più coperte, lenzuola, cuscini, non più l’ebbrezza dei dolci tuoi caldi baci, solo si sentono gli uccelli rapaci e di lontano il rombo del cannon.
solo si sentono gli uccelli rapaci e di lontano il rombo del cannon. April 07
Generale, dietro la collina ci sta la notte crucca e assassina, e in mezzo al prato c'è una contadina, curva sul tramonto sembra una bambina, di cinquant'anni e di cinque figli, venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora tornati.
Generale, dietro la stazione lo vedi il treno che portava al sole, non fa più fermate neanche per pisciare, si va dritti a casa senza più pensare, che la guerra è bella anche se fa male, che torneremo ancora a cantare e a farci fare l'amore, l'amore delle infermiere.
Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c'è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi buoni da mangiare, buoni da seccare, da farci il sugo quando è Natale, quando i bambini piangono e a dormire non ci vogliono andare.
Generale, queste cinque stelle, queste cinque lacrime sulla mia pelle che senso hanno dentro al rumore di questo treno, che è mezzo vuoto e mezzo pieno e va veloce verso il ritorno, tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore.
April 01
Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare.
Andrea aveva un amore, riccioli neri. Andrea aveva un dolore, riccioli neri.
C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera, C'era scritto e la firma era d'oro, era firma di re.
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia. Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese.
E Andrea l'ha perso, ha perso l'amore, la perla più rara. E Andrea ha in bocca un dolore, la perla più scura.
Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo.
Il secchio gli disse - Signore il pozzo è profondo, più fondo del fondo degli occhi, della Notte, del Pianto!
Lui disse - Mi basta, mi basta che sia più profondo di me. Lui disse - Mi basta, mi basta che sia più profondo di me.
March 27
Gentile capitano,
è un mondo di Pace e di Libertà questo in cui viviamo.
Non appena qualcuno si azzarda a minacciare la Pace o la Libertà di cui godiamo, immantinente scattano le più severe misure di protezione, di tempestivo intervento, di subitaneo restauro.
E se in qualche angolo di questo pianeta, in qualche angolo meno fortunato del nostro, la Pace e la Libertà si vedessero scarseggiare, presto si provvederebbe a potarvele in abbondanza.
Così è fin dalla grande Rivoluzione dei Lumi dal trionfo e del Libero Pensiero. Da Danton, Marat e Robespierre.
Da noi la libertà giunse recata dal suo alfiere più illustre, il generale Napoleone Bonaparte; colui che imperatore ci volle liberi e sereni. I suoi duchi, i suoi principi e i viceré da lui stesso nominati assicurarono a noi Pace e Libertà in ogni dove.
In Russia non v’erano Pace e Libertà? Egli si mosse a pietà di quelle genti e vi portò, pur con gran travaglio un’armata intiera, e giunse alla capitale. Furono l’infausta natura dei luoghi e la cieca reazione degli illiberali, degli oppressori di quel povero paese, ad ostacolare la liberazione e la pacificazione della Russia.
E che dire del Piemonte che guidato dalla gloriosa ed invitta Casa dei Savoia seppe portare a Libertà l’Italia tutta? Liberarono, i generosi e illuminati monarchi, ogni stato italiano dal peso opprimente del loro stesso governo. Sostituirono le vecchi monarchie decadenti con quella nuova e fiammeggiante del Regno Unitario.
Grande e saggio fu lo statista conte di Cavour che mandò a morire in Crimea molti soldati: lo fece per liberare quella terra dai russi oppressori, ma con il sangue dei suoi martiri piemontesi egli poté avviare altresì la liberazione dell’Italia stessa.
Nè si può scordare l’amore per la libertà di quel gran generale, Eroe dei Due Mondi, che fu il Garibaldi. Con i Mille suoi volontari egli liberò, dai Napoletani oppressori, il Regno delle due Sicilie. Ne diventò il libertario dittatore. E al primo segno di libertà scaduta, di pace minacciata, provvidero i sabaudi piemontesi a liberare quelle terre solari dall’oppressione e dal caos di cui l’eroico dittatore non s’era forse curato a dovere.
Anche Roma fu liberata dalla mani del papa: i gloriosi ed invitti bersaglieri entrarono nella Città Eterna trionfanti e la consegnarono libera al re dell’Italia.
È storia risaputa quella dei beni della chiesa, terre e argenterie, liberati dalle mani del clero, oppressore e oscurantista, e dati ai più facoltosi e liberali possidenti.
È cosa assai nota quella dei conventi e dei monasteri, liberati dai monaci e dalle monache, e trasformati in utili caserme ed in pubblici uffici.
Ma la liberazione fu liberazione anche di cultura: libri e documenti sono riscritti da allora secondo la parola dei liberatori, non mai secondo quella degli oscurantisti e degli oppressori, che se letta o pronunciata può ancor oggi indurre gli illetterati del volgo a confondere il bene con il male.
Generosi del nostro bene supremo liberammo dalla loro misera condizione, noi, dei più fortunati paesi d’Occidente, le terre d’Africa e d’Oriente, facendone delle colonie felici, tutte ripiene di nostra Pace e Libertà. Ah, la nostra Civiltà liberatrice!
E con che con foga, con quale ardore combattemmo la guerra per la libertà e per la pace delle nostre terre irredente. E le liberammo. Financo le terre di altra lingua furon libere di assimilarsi a noi.
La libertà giunse ancora nelle nostre felici regioni con i liberatori americani, già nel secondo dopoguerra, e con gli Jugoslavi in Istria e in Dalmazia. Terre da allora libere dagli italiani oppressori. E i liberatori Russi in Germania e in Polonia e in Cecoslovacchia?
Quanta pace, quanta libertà vi fu in quegli anni!
Nella lontana Cina la libertà è giunta grazie alla gloriosa Rivoluzione di Mao. A Cuba grazie a Castro. E in anni più recenti, la Pace e la Libertà giunsero fino al Viet-Nam e in Cambogia.
E ancora più di recente, con i nostri bombardieri sopra Belgrado, si fece Pace in Kosovo e Montenegro, e in Iraq e in Afganistan.
Pace, Pace e Libertà: il mondo ne trabocca. Che cosa chiedere di più?
Vostro
ten. Trotta March 22
Quando chiusi gli occhi vi rimase fissata nel fondo l'ombra tetra della notte, le sagome scure dei corvi qua e là sparse fra le croci, fra i cadaveri dei compagni caduti, sulle mura ferite dei bastioni, sulle trincee ricolme di morte. Vi lasciavano piccole impronte le zampe sulla neve.
Chiusi gli occhi mentre le membra e il cuore si spegnevano, rapiti dal gelo notturno.
Quando li riaprii vi fu un batter d'ali di farfalla sul mio viso, un tiepido sole e prati in fiore.
Si destavano i dormienti tra le fresche erbe d'aprile, e voli di passeri e d'usignoli e canti e pigolii sotto l'arcobaleno rallegravano l'aria.
Vidi lì accanto, piegata per sempre, la mia grigia divisa di soldato e abiti nuovi addosso al mio corpo.
Al suono di una tromba mi ero destato? La guerra era finita, era finita per sempre? il nemico era dunque battuto?
Ovunque la nostra candida bandiera si alzava sulle colline. March 18
Che io scriva di guerra questo si sa. Ma di quale e di come io ne scriva... non è chiaro.
Ma come potrei essere chiaro, stando in questa fortezza ormai da anni?
Ma che guerra è poi questa? fatta di reggimenti che partono all'alba, chiamati senza uno squillo di tromba, senza un motivo, mandati verso deserti senza nemico. Verso quei tartari, che quando arrivano...
Che guerra è mai questa che non ha un fronte preciso, che non ha divise, non ha cannoni? E i generali giocano a carte fra loro, mentre infuria tremenda la battaglia.
In questa guerra si muore soli, sudati e soli, nel silenzio di una stanza, col nemico a marciare dentro a noi stessi.
E i cannoni e le bombe sulle terrazze di Sebastopoli, esplodono lontani, sui bastioni di Feltre, scoppiano come in un sogno, ovattati. Tenui, sottili.
E le pompe e le sonde iniettano, insufflano, e gli aghi forano, sopra un campo di battaglia che è ormai esangue, pallido malato, e senza aiuti.
Che guerra è mai questa in cui il nemico alle cinque siede a tavola coi nostri generali, per sorbire il tè, prima di farci morire?
Caos e confusione, idiozia e corruzione.
Una guerra perversa di padri e di madri e di figli, col fronte segnato tra la camera e il salotto.
Una guerra di aviatori che provano il rossetto prima di sganciare le bombe su Belgrado.
Una guerra di chiacchieroni e di incapaci. Di immondizia e di colera.
La nausea mi prende e la maliconia.
Sono un capitano. Sono un soldato.
Osservo il deserto dalla ridotta. Un cavallo s'è visto la notte scorsa correre via lontano... March 15
Quando partimmo, trombe e tamburi suonavano per noi; la gente riempiva le strade per vederci marciare, per salutarci agitando le mani.
Il presidente, esaltando la nostra partenza, venne di persona a dichiarare, con la fascia sul petto: «I nostri occhi guardano a voi: siete voi la nostra speranza, siete voi il nostro futuro!».
A noi che eravamo il futuro lasciò una promessa di eterna riconoscenza, titoli onori e medaglie al valore.
Anche il vescovo benedisse la nostra partenza, e benedisse le nostre persone, benedisse le armi e le divise e la nostra bandiera che garriva al vento, dei suoi colori.
«Vi manda il Cielo» ci disse e intonò l’alleluja»
Le donne piangevano per noi e gridavano e sussurravano: «Tornate presto, via aspetteremo qui!». E disprezzavano chi rimaneva.
Trombe e tamburi e la banda alla stazione. La banda alla stazione, quando il treno partì. E noi partimmo con una promessa di gloria e una promessa d’amore.
Quando tornammo ci fu per noi il brusio annoiato della città; la gente volse lo sguardo per non vederci passare, e silenziosa sparì dietro ai portoni.
Il presidente, esecrando la nostra partenza, mandò a dire per lettera: «I nostri occhi sono rivolti ai giovani, che sono il futuro, la nostra speranza!»
A noi che eravamo il passato non fece alcuna promessa, solo si fece una scritta sul marmo per chi di noi non era potuto tornare.
Anche il vescovo riprovò la nostra partenza, e riprovò le nostre persone, riprovò le armi e le divise e la nostra bandiera che lacera piegava a terra, sporca di sangue.
«Vi perdoni il Cielo» ci disse e se ne andò.
Le donne non si ricordavano bene di noi per noi e ci dicevano con durezza: «Ci siamo sposate con chi di voi non è partito, avremmo dovuto aspettare voi?»
Trombe e tamburi e la banda in stazione. La banda in stazione, quando il treno partì. E noi partimmo con una promessa di gloria e d’amore, e chi rimase ebbe soltanto il disprezzo.
March 03
La guerra è finita che ho già visto per aria tornare gli uccelli, io penso dal mare, o da qualche altro posto, ma conta soltanto che li ho visti tornare.
La guerra è finita e ha riaperto i negozi, e ha vestito i terrazzi di donne e gerani e basilico buono che appena lo tocchi ti sembra di seta... e è una bella giornata... che la guerra è finita...
La guerra è finita, la signora maestra chiuderà il mappamondo in un sacco di iuta, che la geografia adesso non riusciamo a capirla che è ancora confusa...
La guerra è finita è finita la scuola, di ingiustizie nessuna, c'hanno tutti promossi e se c'era un somaro che l'anno venturo si cerchi una scusa diversa e d'annata... che la guerra è finita...
La guerra è finita, c'è da andare a raccogliere centinaia di olive cadute sul prato e migliaia di uomini crocefissi per bene sul filo spinato.
La guerra è finita, tu perché non ritorni, te lo chiedo da giorni e qui il mare è bellissimo, e se torni così poi m'insegni a nuotare e gli amici giù a casa moriranno d'invidia...
... che la guerra è finita...
February 15
Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno e come gli altri verso l'inferno te ne vai triste come chi deve il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po' addosso dei morti in battaglia ti porti la voce chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu non lo udisti e il tempo passava con le stagioni a passo di giava ed arrivasti a varcar la frontiera in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura quello si volta, ti vede e ha paura ed imbraccia l'artiglieria non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio Ninetta bella dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire dentro alle mani stringevi un fucile dentro alla bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi. February 11
Resisterà alle dolci lusinghe la Fortezza Bastiani? Bugiardi imbonitori l'assediano con violenze degne di Tamerlano Resisterò andando incontro al piacere ascoltando il respiro trattenendo il calore su un'altra forma d'onda intonerò il mio pensiero Ho camminato girando a vuoto senza nessuna direzione mi tiene immobile nei limiti l'ossessione dell'Io
Mi ritrovai seduto su una panchina al sole di febbraio un magico pomeriggio dai riflessi d'oro e mi svegliai con l'aria di pioggia recente che aveva lasciato frammenti di gioia
February 07
Dalla ridotta più avanzata, al comando della prima guardia, ho udito stanotte venire dai boschi un lamento.
Era il pianto sommesso dei giustizieri, chini sulle gole profonde delle foibe, chini sulle voragini scure e tenebrose, chini sulla nera signora degli abissi,
a invocare il perdono dei morti.
Di laggiù risaliva soltanto il respiro di un silenzio milllenario, talora il flebile mormorio di acque lontane. January 26
Cos'è un lager?
E' una cosa nata in tempi tristi, dove dopo passano i turisti, occhi increduli agli orrori visti (non gettar la pelle del salame!)
Cos'è un lager?
E' una cosa come un monumento, e il ricordo assieme agli anni è spento, non ce n'è mai stati, solo in quel momento, l'uomo in fondo è buono, meno il nazi infame! Ma ce n'è, ma c'è chi li ha veduti, o son balle di sopravvissuti? Illegali i testimoni muti, non si facciano nemmen parlare!
Cos'è un lager?
Sono mille e mille occhiaie vuote, sono mani magre abbarbicate ai fili, son baracche e uffici, orari, timbri, ruote, son routine e risa dietro a dei fucili, sono la paura l'unica emozione, sono angoscia d'anni dove il niente è tutto, sono una pazzia ed un'allucinazione che la nostra noia sembra quasi un rutto, sono il lato buio della nostra mente, sono un qualchecosa da dimenticare, sono eternità di risa di demente, sono un manifesto che si può firmare.
È un lager.
Cos'è un lager?
Il fenomeno ci fu. è finito! Li commemoriamo, il resto è un mito! L'hanno confermato ieri, giù al partito, chi lo afferma è un qualunquista cane.
Cos'è un lager?
E' una cosa sporca, cosa dei padroni, cosa vergogno |